Azioni concrete contro la crise economica sociale ed occupazionale

Azioni concrete contro la crise economica sociale ed occupazionale

Mozione n. 8, presentata il 17/6/2009
20/06/2009

 IL CONSIGLIO REGIONALE impegna la Giunta regionale a chiedere al Governo e all'ENI di far assumere ai siti di Porto Torres ed Assemini valenza nazionale nel processo di ottimizzazione e razionalizzazione in atto; un confronto con il Governo nazionale finalizzato ad ottenere certezze sull'abbattimento dei costi delle tariffe elettriche; negoziare col Governo l'equiparazione del costo della caloria prodotta in Sardegna con a quella prodotta nel resto della penisola col metano; reperire nel collegato alla finanziaria regionale le risorse sufficienti per dare risposta a tutti i 5.000 lavoratori privi di ammortizzatori sociali; inserire nel collegato alla finanziaria le norme e le risorse per la stabilizzazione dei tanti lavoratori precari, a partire dalla stessa Amministrazione regionale, degli enti e altre amministrazioni pubbliche e predisporre politiche di incentivazione per le imprese che assumono a tempo indeterminato; dare attuazione al Piano energetico regionale per incentivare le imprese ad investire nelle aree industriali per la riconversione degli impianti di produzione di tipo convenzionale in impianti da fonti rinnovabili; recuperare tutte le risorse disponibili da destinare alla bonifica delle aree industriali e di quelle interessate da attività estrattiva.

IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:

  • nell'ultimo anno la crisi finanziaria internazionale ha investito pesantemente l'intero sistema economico nazionale e in Sardegna ha avuto ripercussioni devastanti;
  • si sono persi in un anno nell'Isola circa 30.000 posti di lavoro, di cui 20.000 nella sola industria ed il tasso di disoccupazione è tornato a crescere, attestandosi al 13,3 per cento (fonte ISTAT);
  • la crisi coinvolge l'intero sistema produttivo, dalla chimica al tessile, dalla metallurgia all'agro-alimentare, solo per citare i settori più significativi;
  • gli stessi fattori alla produzione, costi energetici, trasporti, credito, costituiscono una sensibile diseconomia per l'intero sistema economico isolano;
  • il sistema produttivo in Sardegna è segnato da un forte squilibrio tra i diversi settori merceologici:
    -    l'industria rappresenta meno del 13 per cento del contributo di valore aggiunto rispetto alla media nazionale del 25 per cento e del 16 per cento del mezzogiorno;
    -    gli addetti sono di poco superiori al 10 per cento, contro una media nazionale di oltre il 22 per cento;
  • nello scorso mese di aprile, il livello di fiducia delle imprese sarde, ha perso il 6 per cento, contro una media nazionale che è cresciuta di 3 punti;
  • la cassa integrazione interessa 4.000 lavoratori e sono oltre 350 le imprese che ne hanno fatto richiesta, con un aumento nell'ultimo anno di oltre il 500 per cento;
  • i sardi occupati sono di poco superiori alle 600.000 unità, di cui 430.000 sono i lavoratori dipendenti, e di questi oltre 100.000 sono con contratti atipici; la dinamica delle trasformazioni dei contratti atipici in contratti a tempo indeterminato è la più lenta del Paese e colloca la Sardegna al primo posto in Italia come percentuale di lavoro precario;
  • i redditi da lavoro dipendente sono più bassi del 18 per cento rispetto alla media nazionale, con punte del 22 per cento rispetto al nord Italia;
  • il reddito medio mensile delle pensioni INPS è pari a 614,22 euro, la media nazionale è di 781,89 euro, quella del centro di 795,58 euro, mentre quella del nord è di 845,48 euro;

CONSIDERATO che questa situazione costringe circa 400.000 persone (il 22 per cento delle famiglie), a vivere sotto la soglia di povertà relativa;

RICORDATO che:

  • il 14 luglio 2003, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, è stato sottoscritto l'accordo di programma per la chimica, finalizzato al consolidamento e riqualificazione dei poli chimici (Porto Torres, Ottana, Cagliari);
  • tale accordo prevedeva il cofinanziamento di Stato e Regione per un totale di 300 milioni di euro, di cui 200 a carico dello Stato e 100 a carico della Regione; a seguito del citato accordo sono state presentate e approvate dal CIPE numerose proposte di contratti di programma per interventi nei tre siti industriali, in gran parte inattuate e sostanzialmente per due ragioni:
    a)    dei 300 milioni di euro solo i 100 a carico della Regione sono stati messi a disposizione dalla precedente Giunta regionale, mentre mancano i 200 previsti dal Governo nazionale;
    b)    l'ENI non ha rispettato il dettato dell'accordo sottoscritto, determinando, di fatto, la progressiva paralisi e chiusura delle produzioni chimiche sarde;
  • il 19 dicembre 2003, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è stato sottoscritto un accordo di programma tra Stato e Regione, che prevedeva la definizione di intese, anche con l'Unione europea, per stabilire in via definitiva un regime tariffario per l'industria energivora della Sardegna, in linea con quella europea;
  • tale accordo, ad eccezione degli importanti accordi bilaterali sottoscritti dalla precedente Giunta regionale con ENEL ed ENDESA poi decaduti a seguito della sentenza del TAR del Lazio, risulta ancora inattuato a causa delle contraddizioni tra il Ministero dell'economia e quello dello sviluppo economico; l'inconcludenza del Governo blocca il progetto integrato Carbosulcis e la fornitura di energia elettrica a costi competitivi per l'industria energivora della Sardegna;

PRESO ATTO che la Giunta regionale, nell'approvare la finanziaria 2009, ha dato solo una parziale risposta ai 5.000 lavoratori licenziati nell'ultimo anno sprovvisti di ammortizzatori sociali e che niente è stato fatto per la stabilizzazione dei lavoratori precari,

impegna la Giunta regionale a

  1. chiedere al Governo e all'ENI di far assumere ai siti di Porto Torres ed Assemini valenza nazionale nel processo di ottimizzazione e razionalizzazione in atto, anche alla luce delle determinazioni che sta assumendo la Regione Veneto;
  2. un confronto con il Governo nazionale finalizzato ad ottenere certezze sull'abbattimento dei costi delle tariffe elettriche, in linea con la media dei costi europei per l'industria energivora sarda;
  3. negoziare col Governo, nella more della metanizzazione, attraverso la leva fiscale, l'equiparazione del costo della caloria prodotta in Sardegna con combustibili diversi dal metano a quella prodotta nel resto della penisola col metano;
  4. reperire nel collegato alla finanziaria regionale le risorse sufficienti per dare risposta a tutti i 5.000 lavoratori privi di ammortizzatori sociali;
  5. inserire nel collegato alla finanziaria le norme e le risorse per la stabilizzazione dei tanti lavoratori precari, a partire dalla stessa Amministrazione regionale, degli enti e altre amministrazioni pubbliche e predisporre politiche di incentivazione per le imprese che assumono a tempo indeterminato;
  6. dare attuazione al Piano energetico regionale per incentivare le imprese ad investire nelle aree industriali per la riconversione degli impianti di produzione di tipo convenzionale in impianti da fonti rinnovabili;
  7. recuperare tutte le risorse disponibili da destinare alla bonifica delle aree industriali e di quelle interessate da attività estrattiva.

Cagliari, 17 giugno 2009

f.to    Giampaolo Diana, Bruno, Agus, Barracciu, Caria, Pietro Cocco, Cucca, Cuccu, Espa, Lotto, Manca, Marco Meloni, Valerio Meloni, Moriconi, Porcu, Sabatini, Gian Valerio Sanna, Antonio Solinas, Soru
 

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